Tas.
Stafano Tassinari, scrittore e persona di umanità incredibile, ci ha lasciato oggi.
Oltre che uno scrittore, era un promotore instancabile di eventi e situazioni, un insegnante, un divulgatore eccezionale. Per dirne una – ma è terribilmente riduttivo – io gli devo la lettura, la comprensione e la rilettura di Soriano, Galeano, Cortázar… oltre il fùtbol.
L. conosceva Stefano molto meglio di me e ha scritto le righe che seguono.
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Poche cose utili solo ad attutire un dolore profondo.
Tutti quelli che hanno a che fare con i libri.
Quelli che li leggono.
Quelli che che ci lavorano.
Quelli che ci vivono.
Quelli che se li scambiano.
Oppure ne parlano.
Quelli che li scrivono.
Quelli che li prendono in biblioteca.
Quelli che li prestano.
Quelli che non li prestano.
Quelli che li regalano.
E tutti gli altri.
Ebbene tutti costoro, tutti noi. Siamo debitori a Stefano Tassinari.
Stefano ha lavorato tutti i giorni, tutti i giorni, per decenni, per diffondere l’amore e la conoscenza della parola scritta e parlata. La lingua che accomuna noi umani.
Da Dostojevsky all’ultimo degli esordienti, quale ciascuno di noi è stato. Sempre.
Non ricordo altri così.
La città di Bologna deve a quest’uomo un contributo che non potrà colmare. Ma se ancora rimane dignità e amore di sè almeno un regalo se lo può fare subito.
La Casa della Scrittura, un progetto che Stefano coltivava almeno da quando l’ho conosciuto, vent’anni fa, deve essere realizzato senza alcuna attesa, così come Stefano l’aveva immaginata.
Non un riconoscimento a lui, ma un gesto di rispetto verso noi stessi.
La sua generosità senza confini sia per noi lampada che ci conduca tra queste brume.
L.


Ci sono figure, in carne e ossa, che aiutano. Servono.